I 7 peccati capitali di un portfolio di architettura – quali sono e come evitarli

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Ho una brutta notizia per te: probabilmente nel tuo portfolio di architettura stai sbagliando qualcosa.

Aspetta, non mandarmi ancora a quel paese, solo un secondo!

Il problema è che, se siamo alle prime armi, evitare di commettere passi falsi (che potrebbero costarci cari!) è davvero tosta, dato che nessuno ci ha mai insegnato come organizzare un portfolio di architettura.

Quindi, visto che nessuno nasce imparato, è impossibile conoscere in anticipo quali sono gli errori che potrebbero distruggere il tuo portfolio di architettura.

Sarebbe tutto più facile se ci fosse qualcuno che già ci è passato ad indicarti la strada giusta, no?

Se sei d’accordo, continua a leggere: l’articolo di oggi è per te.

Oggi ti svelo i 7 peccati capitali di un portfolio di architettura: gli errori da non commettere assolutamente, le trappole più insidiose e i passi falsi più comuni che potrebbero minare le fondamenta delle tue candidature.

Ci sei? Allora iniziamo!

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1.  Iniziare a costruire un portfolio di architettura troppo tardi (SPOILER: dopo la laurea è già troppo tardi!).

Non aspettare per iniziare a costruire il tuo portfolio di architettura: il tempo gioca a tuo sfavore!Sebbene la mia carriera in architettura non sia poi chissà quanto lunga, ho già commesso una buona dose di errori. E vuoi sapere una cosa? Non me ne pento assolutamente, perché è anche grazie a questi errori che oggi scrivo su queste pagine e mi occupo di visualizzazione architettonica.

Tuttavia, se potessi cambiare il corso degli eventi e cancellare soltanto uno di questi errori, senza dubbio eviterei di rimandare la costruzione del mio portfolio di architettura a dopo la laurea.

Per fartela breve, all’inizio del 2013 mi sono trovato a voler intraprendere una serie di tirocini all’estero, non sapendo neanche lontanamente come costruire un portfolio di architettura (senza contare che tutti i miei progetti, nessuno escluso, avevano bisogno di un restyling grafico urgente, se volevo avere qualche speranza di ottenere un’offerta).

Se sei uno studente, questo consiglio è rivolto a te: da oggi in poi inizia a pensare a quali progetti potrebbero essere validi per un portfolio e a come potresti migliorare sempre di più il tuo materiale. L’ideale sarebbe iniziare già ad abbozzarne uno, ma so che coi laboratori e gli esami per mezzo è già molto se hai una vaga idea di cosa sia un portfolio di architettura!

Mi raccomando: conserva sempre tutto il materiale dei tuoi lavori. In passato ho visto gente cancellare i file dei propri progetti universitari, come se fosse un gesto liberatorio. Ecco, questo non devi farlo mai e poi mai! In futuro potresti avere bisogno anche dello schizzo più insignificante per raccontare la storia dei tuoi progetti nel portfolio di architettura.

A questo proposito, ho trovato la storia di Andrea davvero interessante. Andrea, che oggi lavora come progettista per MVRDV, ha iniziato a costruire il suo portfolio partendo dai requisiti di ammissione per i workshop, e da lì ha sviluppato un percorso personale che, attraverso altre esperienze, gli ha permesso di crearsi un portfolio di architettura su misura per il tipo di carriera che voleva intraprendere.

Purtroppo non è sempre facile essere così lungimiranti, ma il mio consiglio è quello di prendere molto seriamente ogni esperienza che ti porti in qualche modo a imbastire un portfolio di architettura (come ad esempio un workshop a numero chiuso), costruendo il tuo portfolio come se stessi cercando un lavoro full-time.

2.  Usare Adobe Photoshop per impaginare il portfolio di architettura.

Mai usare Adobe Photoshop per impaginare un portfolio di architettura!Nel nostro settore (e specialmente nelle Facoltà di Architettura), tirare fuori l’argomento impaginazione equivale a scoperchiare un vero e proprio vaso di Pandora: tutti si riscoprono improvvisamente hooligans, pronti a difendere a spada tratta il proprio software di impaginazione preferito, decantandone le lodi a scapito del rivale di turno.

Sai, a me non piace schierarmi a favore di un software o di un altro: per me l’efficienza viene prima di tutto. Certo, il risultato finale è importante, e siamo tutti d’accordo; ma se allo stesso risultato è possibile arrivarci seguendo un workflow molto più efficiente, risparmiando tempo e fatica…

Ad esempio, usare Adobe Photoshop per impaginare i tuoi lavori, che siano tavole, portfolio di architettura, o book di progetto, è come guidare una Lamborghini in autostrada a 50 km/h: nessuno ti vieta di farlo, ma è decisamente sprecata per un uso simile!

Photoshop è il re indiscusso della post-produzione, permette di manipolare immagini fotografiche e non, producendo materiale davvero stratosferico, se sai dove mettere le mani (e se non lo sai, ho scritto decine di tutorial e articoli sull’argomento!).

Tuttavia Adobe Photoshop non è un software concepito per il desktop publishing, compito che viene svolto in maniera eccellente da moltissimi altri programmi.

Vediamo un po’ se riesco a convincerti. Perché non dovresti mai e poi mai usare Adobe Photoshop per impaginare?

Innanzitutto, Photoshop non supporta documenti multipagina. Certo, potresti creare un file per ciascuno spread del documento, ma, tralasciando per un secondo i casini in fase di stampa, lo spazio che i file PSD occuperebbero sul tuo hard disk sarebbe più che decuplicato rispetto allo spazio occupato da un file salvato con un qualsiasi programma di desktop publishing.

Inoltre, molto probabilmente, nel tuo file di impaginazione dovrai importare materiale contenuto in file esterni: ebbene, a meno di importarli sotto forma di Smart Object (di cui ti spiego il funzionamento in questo articolo), Adobe Photoshop trasforma il materiale esterno sempre e comunque come immagini raster, anche se il file sorgente è un file vettoriale, e questo comporta inevitabilmente una perdita di informazioni.

Infine, Adobe Photoshop non possiede strumenti adeguati per la gestione di blocchi di testo (che è una delle caratteristiche più frustranti di Photoshop!) e per la creazione di layout di pagina.

Fortunatamente, la suite Adobe offre un software che, nonostante venga sempre un po’ bistrattato da architetti e studenti, è davvero il top per impaginare tavole e documenti multipagina: sto parlando di Adobe InDesign.

Rispetto ad Adobe Illustrator (che per l’impaginazione rimane comunque una scelta di anni luce superiore a Photoshop) Adobe InDesign comprende diverse caratteristiche che lo rendono il software più indicato per preparare documenti multipagina come un portfolio di architettura. Non è un caso se InDesign è il software più usato dagli studi di media e grande dimensione per l’impaginazione di tavole e book di progetto!

3.   Pensare che la quantità corrisponda alla qualità.

Un portfolio di architettura lungo non è necessariamente un buon portfolio.Ti confesso che questa è una cosa su cui in passato ho trascorso diverse nottate insonni. Specialmente confrontando il mio lavoro con quello di studenti provenienti da università statunitensi, il mio misero portfolio di 50 pagine (questa era la lunghezza del mio portfolio di architettura all’epoca, ora è molto più breve!) sembrava ridicolo in confronto a certi pachidermi di 90-100 pagine e oltre.

Ma prima di affrontare la questione della lunghezza del portfolio di architettura, c’è una distinzione molto importante da fare, ovvero se la tua candidatura è destinata ad un invio elettronico, oppure se il portfolio è la base su cui far vertere un colloquio di lavoro.

Se ti trovi nella prima situazione, ti svelo qualcosa che ti lascerà a bocca aperta.

Inviare un portfolio di architettura troppo lungo può giocare a tuo sfavore.

La verità è che solitamente, gli uffici di architettura di media e grande dimensione dedicano pochissimo tempo a valutare le candidature, e quando si trovano di fronte ad un portfolio di architettura interminabile, chi valuta le candidature tende a saltare i contenuti e a sfogliare le pagine ancora più velocemente. Il risultato è che i tuoi lavori non vengono valorizzati, e c’è addirittura il rischio che il materiale più importante venga saltato a piè pari.

La candidatura elettronica, quindi, deve condensare il meglio dei tuoi contenuti in poche pagine che il lettore possa valutare con attenzione. Questa capacità di sintesi ti tornerà utilissima in molteplici situazioni, quindi è bene che tu inizi a lavorarci da subito ;-)

Il discorso è diverso se devi affrontare un colloquio per una posizione lavorativa full-time: in questo caso, è bene che tu porti con te quanta più documentazione possibile sui tuoi progetti, in modo da poter descrivere e discutere del tuo lavoro in maniera impeccabile.

4.   Sottovalutare l’importanza del layout.

Un buon layout è un ottimo biglietto da visita per il tuo portfolio di architettura.E a questo punto sento già un coro di voci che si leva a mo’ di protesta nell’aria!

“Ma Federico, mi hai preso per un graphic designer? Chi vuoi che guardi il layout del mio portfolio di architettura?”

Beh, ti capisco, in teoria il fulcro del tuo portfolio di architettura dovrebbero essere i tuoi progetti, altro che il layout! Sarebbe magnifico se un portfolio di architettura venisse valutato soltanto in base alla qualità dei lavori presentati… ma, ahimè, non è così.

Però, se ci pensi bene, la cosa ha perfettamente senso.

Tra i numerosi compiti che noi architetti, o aspiranti tali, siamo chiamati a svolgere, rientra il presentare i nostri lavori in modo semplice e chiaro anche a chi non parla l’architettese. Che sia progettato per una presentazione a schermo, una tavola o un book di progetto, il layout ha proprio la funzione di organizzare i contenuti in modo che siano di facile lettura.

E per quanto riguarda il portfolio? La qualità del layout influenza moltissimo la prima impressione che il lettore ha di un portfolio di architettura (e se hai letto il punto precedente, avrai intuito quanto la prima impressione sia fondamentale): credi che chi sfoglia la tua candidatura si senta incoraggiato a continuare se si trova di fronte ad un portfolio dal layout disorganizzato? Non penso proprio!

Prova a pensare a un cattivo layout come a una scrivania messa a soqquadro in cui devi trovare un documento importante… credo che rovistare tra cumuli di scartoffie non sia un’esperienza piacevole ;-)

Al contrario, un layout essenziale e coerente funziona come una guida, e stabilisce un ritmo visivo che permetterà al lettore di concentrarsi meglio sui contenuti del tuo portfolio di architettura.

Questo discorso è immediatamente collegato ad un altro aspetto che non dovresti mai sottovalutare, ossia la quantità di informazioni presenti sulle pagine del tuo portfolio di architettura. Un layout, oltre ad essere semplice deve anche contenere la giusta quantità di informazioni… e uno degli errori più comuni (e gravi!) nella realizzazione di un portfolio di architettura è sovraccaricarlo di elaborati.

Stampati bene questo concetto nella mente: la chiave di un portfolio di successo sta nella selezione accurata dei contenuti. Lavorare per sottrazione è molto difficile, e la smania di voler mostrare tutto e subito è sempre in agguato, ma ricorda sempre che più contenuto per pagina significa meno attenzione da parte del lettore.

Proprio così: disporre troppe informazioni su una pagina o uno spread rende più difficile individuare e assorbire le informazioni chiave. Quindi sii conciso e seleziona attentamente i contenuti da inserire per ciascun progetto… niente tavole A0 prese e spiaccicate nel tuo portfolio senza neanche lo sforzo di scorporare gli elaborati!

5.   Non sviluppare una coerenza visiva (o ricercare una coerenza eccessiva).

Mantenere una coerenza visiva permette al lettore di orientarsi al meglio nel tuo portfolio di architettura.Ok, so che il titolo ti ha già mandato in confusione, ma non preoccuparti, tra pochi paragrafi ti sarà tutto più chiaro ;-)

Adesso hai compreso quanto il layout sia importante per dare al tuo portfolio di architettura una struttura visiva coerente. Ti ho anche spiegato come un layout ben strutturato crei un ritmo che permetta al lettore di orientarsi durante la lettura del tuo portfolio di architettura e di concentrarsi meglio sui contenuti anziché essere distratto da una cattiva organizzazione dello spazio.

Ma nella pratica, come si costruisce questa benedetta coerenza, su cui ti sto facendo una testa così? Vediamolo assieme!

Sfrutta margini e spazi al meglio

Uno dei modi migliori per migliorare la coerenza visiva del tuo portfolio di architettura è sfruttare correttamente i margini e gli spazi tra i contenuti.

Impostare margini e spazi ben definiti ha una doppia azione benefica (messa così sembra lo spot di un dentifricio!): innanzitutto, margini e spaziature abbondanti permettono al lettore di focalizzarsi meglio sui contenuti più importanti. Allo stesso tempo, usare gli stessi margini e distanze costanti tra gli elementi contribuisce ulteriormente ad unificare visivamente il portfolio di architettura.

Evidenzia bene la transizione tra i progetti

Questo è un punto sul quale moltissimi cadono, ma è davvero fondamentale. Nel tuo portfolio di architettura, rendi sempre immediatamente chiaro per il tuo pubblico quando finisce un progetto e quando inizia il successivo.

Il mio segreto? Preparare sempre un layout speciale per le pagine di introduzione dei miei progetti. Queste pagine presentano sempre gli stessi elementi ripetuti, in modo da creare una sorta di “scheda separatrice” tra un progetto e l’altro.

Utilizza il testo in modo corretto

Innanzitutto, mettiamo in chiaro una cosa: il tuo pubblico è molto più portato a valutare l’aspetto grafico e il posizionamento dei testi che il loro contenuto. E sebbene il testo sia un elemento visivo secondario, ha comunque un impatto molto forte nella presentazione del tuo portfolio di architettura. Quindi, non hai scampo: ti tocca usare i font in modo corretto ;-)

Per iniziare, ricordati sempre di limitare il numero di font presenti in uno stesso documento: usare più di due font significa complicarsi la vita per nulla!

Non c’è nulla di male a scegliere un solo font (magari uno dei grandi classici che ti propongo in questo articolo!), a patto di adottare stili diversi per ciascun elemento: ad esempio usando un peso, un colore o un carattere più grande per i titoli, e riducendoli progressivamente per sottotitoli, corpo del testo e didascalie. Ricordati solamente di non esagerare con le variazioni di stile!

Una volta definiti questi stili, ricordati di mantenerli invariati e utilizzarli in modo costante attraverso l’intero portfolio.

Adottare uno stile di rappresentazione unico non significa essere coerenti!

Per chiudere, adesso ripeti con me: “unificare lo stile di rappresentazione dei progetti nel mio portfolio di architettura non significa costruire coerenza!”

Voglio che tu te lo metta bene in testa, perché questo è una delle trappole più insidiose in cui potresti cadere durante la costruzione di un portfolio di architettura (senza contare che potrebbe farti perdere davvero un sacco di tempo).

Sì, perché un conto è migliorare il proprio materiale alla luce di nuove conoscenze e abilità… un altro è rifarlo per seguire un proprio stile di rappresentazione.

Il fatto è questo: ogni progetto è diverso dall’altro e ognuno richiede un approccio di rappresentazione architettonica differente (come dicevamo anche assieme ad Irgen, in questa intervista sul suo portfolio).

Un esempio molto banale: magari all’interno del tuo portfolio di architettura hai un progetto alla scala concettuale per il quale hai realizzato moltissimi schemi e diagrammi, ed un altro in cui hai lavorato alla scala di dettaglio. Come unificare lo stile di rappresentazione di questi due progetti?

La risposta è semplice: non puoi.

E meno male direi! Gli studi di architettura cercano persone versatili, in grado di comprendere le necessità specifiche di ciascun progetto, anche in termini di rappresentazione architettonica.

6.   Preparare un portfolio di architettura senza considerare a chi è rivolto.

Quando prepari il tuo portfolio di architettura, considera sempre il target a cui è rivolto!Vuoi sapere qual è il modo più rapido per azzerare le tue chance di ottenere un’offerta (che sia di lavoro o di stage, poco importa)?

Inviare le proprie candidature col pilota automatico.

Le candidature inviate col pilota automatico sono quelle candidature contraddistinte da un set composto da lettera di presentazione, CV e portfolio di architettura completamente generici e non personalizzati in base all’ufficio di destinazione. Alla base di questo fenomeno, c’è la convinzione che la propria candidatura sia adatta a qualunque target.

Errore gravissimo.

Ma facciamo un passo alla volta.

Ci sono due fattori importantissimi da valutare al momento di preparare il proprio portfolio di architettura: la cultura dello studio a cui stai inviando la candidatura e i requisiti della posizione lavorativa.

La cultura dello studio è l’insieme delle caratteristiche che rendono un ufficio proprio quello e non un altro: ad esempio l’approccio progettuale, lo stile di rappresentazione o la tipologia di programma edilizio affrontato. Tutti questi elementi, che descrivono chiaramente l’identità di uno studio, devono in qualche modo trovare eco nella tua candidatura e quindi nel tuo portfolio di architettura.

“Aspetta, mi stai dicendo che devo imitare queste caratteristiche nei miei progetti? A me, onestamente, sembra una cosa un po’… ecco, ruffiana?”

Non si tratta di imitazione (che in questo caso, ti consiglio di evitare come la peste), ma di affinità, cosa ben diversa! Quello che voglio dirti è che tra te e l’ufficio che stai contattando deve esserci una corrispondenza, almeno parziale, di interessi e filosofia architettonica.

Quindi da adesso in poi, prima di lavorare alla tua application, studia attentamente l’approccio progettuale e i lavori dell’ufficio da contattare (CONSIGLIO: una visita approfondita al sito web dello studio può fare miracoli). Successivamente, seleziona quali progetti includere per ciascuna candidatura e crea più versioni dello stesso portfolio, con progetti diversi, selezionati a seconda degli studi ai quali ti stai rivolgendo.

Discorso simile per i requisiti della posizione lavorativa a cui aspiri. Il tuo portfolio deve essere sempre in linea col ruolo per il quale ti stai proponendo: niente mezze misure! Un paio di esempi: se stai inviando una candidatura come architectural visualizer, costruisci un portfolio esclusivamente di immagini. Allo stesso modo, se aspiri ad una posizione da interior architect non ha alcun senso mostrare progetti che non siano relativi al settore!

So che quello che dico potrebbe sembrarti scontato, ma fidati, non immagini quante candidature ho visto cestinare per questo motivo.

7.   Evitare il confronto coi colleghi.

Confrontarsi è l'unico modo per ricevere un feedback oggettivo sul proprio lavoro.Rimanere oggettivi e lucidi sulla qualità del proprio lavoro è uno degli aspetti più complicati da gestire per qualsiasi professionista creativo: ci innamoriamo dei nostri progetti molto facilmente, ed abbiamo il brutto vizio di attaccarci a un’idea e pensare che sia la migliore possibile.

Tuttavia, proprio perché siamo coinvolti così intensamente nel processo creativo, può capitare che la nostra capacità di mantenere un occhio critico vada a farsi benedire.

Questa cosa è tanto più vera se hai a che fare col tuo portfolio di architettura, che non soltanto dovrebbe raccogliere esclusivamente i tuoi lavori meglio riusciti ma, come ti ho spiegato poco fa, dovrebbe presentarli in modo chiaro e accattivante.

Quindi, non aver paura di chiedere un parere esterno, soprattutto al momento di selezionare i progetti da inserire nel tuo portfolio di architettura. Inoltre, mostrare il tuo portfolio di architettura a chi non conosce il tuo lavoro è un modo perfetto per testare l’efficacia del tuo stile di rappresentazione e del flusso della narrazione dei tuoi progetti.

In ogni caso, ricorda sempre che il portfolio è pur sempre un riflesso della tua personalità, sia come individuo che come architetto, e che la decisione finale su come presentarti e definire la tua identità è sempre e soltanto tua.

Quindi, ascolta sempre le opinioni dei tuoi colleghi, e valutale con attenzione: ricevere feedback è sempre utilissimo, ma non lasciare che siano esclusivamente i pareri altrui a guidare le tue scelte.

Per chiudere…

Non ne vado molto fiero, ma te lo dirò ugualmente.

Al momento di realizzare il mio primo portfolio di architettura, commisi ben 3 di questi 7 peccati mortali (lascio indovinare a te quali). Spero che, grazie a questo articolo, tu possa essere più attento di come lo sono stato io in passato ;-)

In realtà, (e non lo dico per giustificarmi) se cadiamo puntualmente  in questi errori non c’è da farsene alcuna colpa. Sai fin troppo bene che il web offre ben poche risorse valide sull’argomento, e che le università non spendono mezza parola su come costruire un buon portfolio di architettura.

Cosa vogliono vedere gli studi di architettura in un portfolio? Quali sono le caratteristiche di un portfolio che funziona, e come costruirlo in modo da catturare l’attenzione del nostro pubblico?

Apri bene le orecchie, perché ho un grande annuncio da farti. La soluzione ai tuoi dubbi è qui, e si chiama SOS Portfolio.

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E tu, sei d’accordo con questa lista? Quali e quanti di questi peccati hai commesso? Fammi sentire la tua nei commenti all’articolo qui in basso!

Alla prossima!

Federico

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