5 ragioni per cui sono passato a Corona Renderer senza guardarmi indietro (e perché dovresti pensarci anche tu)

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Corona Renderer: 5 motivi per provarlo e non tornare più indietro!

Oggi vorrei scambiare due chiacchiere con te su motori di rendering e affini.

Sono certo che almeno un nome lo conosci già! Sto parlando di V-Ray: ricordo che la sua versione… più o meno legale per Rhino, C4D o 3DS Max era già diversi anni fa un must nei laptop di ogni studente di architettura, e ancora oggi è uno strumento indispensabile per rappresentare un progetto.

Tuttavia, ricordo anche che quella versione di V-Ray non era esattamente user-friendly, e che andavamo tutti a caccia dei “parametri” magici che producessero un’immagine perfetta. Insomma, se è ancora ben radicata la concezione che i motori di rendering siano complicati da usare (roba da nerd e smanettoni, insomma), è anche per questo motivo.

Ma se ti dicessi che il panorama dei motori di rendering va ben oltre questi fantomatici “settaggi” e che al giorno d’oggi usare un motore di rendering non significa perdere la testa dietro cifre astruse e parametri?

Ecco che entra in gioco Corona Renderer. Corona Renderer è un motore di rendering CPU-based, ossia che sfrutta esclusivamente la potenza di calcolo del processore. (Alt! Se a leggere CPU ti è partito il proverbiale “cheeeeeeee?” ti consiglio di dare un’occhiata a quest’articolo).

Nell’industria della visualizzazione architettonica Corona è diventato in pochissimo tempo una delle soluzioni più usate e apprezzate, e non sembra per nulla un fenomeno passeggero: alcuni degli studi più in vista del settore sono passati da V-Ray a Corona senza alcun rimorso. Un paio di nomi? Peter Guthrie di The Boundary, che in un’intervista di un po’ di tempo fa ha affermato di utilizzare quasi esclusivamente Corona in produzione, oppure Arqui9 di Pedro Fernandes (se mi segui anche su Facebook conoscerai sicuramente il suo lavoro e i suoi videotutorial).

Anche qui a The Big Picture Corona è ormai di casa, e in questo articolo ti spiegherò i motivi di questa scelta.

Senza indugiare oltre, ecco i 5 motivi per i quali ho scelto Corona Renderer (e perché dovresti provarlo anche tu 😉).

Una filosofia orientata alla semplicità d’uso

Corona è un motore di rendering progettato per venire incontro alle esigenze degli artisti: l’idea di fondo su cui verte è fare in modo che l’utente si focalizzi sugli aspetti compositivi, le atmosfere e i dettagli di un’immagine, anziché investire tempo ad apprendere gli aspetti tecnici e le impostazioni del plugin.

E infatti, meraviglia delle meraviglie, Corona è pronto per essere usato subito dopo l’installazione: i valori di default sono già impostati per l’uso immediato e nella maggior parte dei casi non c’è alcun bisogno di modificarli. Ovviamente i parametri sono sempre a disposizione degli utenti più smanettoni che vogliono ottimizzare le proprie scene, ma questi sono decisamente semplificati rispetto ad altri motori di rendering. In generale, Corona gode di prestazioni più che adatte alla maggior parte delle esigenze, anche senza modifiche alle impostazioni predefinite, e di solito, se non ci sono problemi evidenti nella scena, non c’è alcuna ragione per andare a cambiare le impostazioni.

C’è da aggiungere che anche il team di V-Ray negli ultimi due anni (soprattutto sulla scia del lavoro realizzato da Render Legion, questo va detto), ha implementato delle semplificazioni drastiche, e oramai chi lo usa non è più tenuto a possedere una conoscenza tecnica così avanzata. Tuttavia, laddove V-Ray implementa una serie di switch e parametri che a tutti gli effetti determinano la qualità dell’output, Corona non possiede un classico set di parametri che aumenti la qualità a scapito dei tempi di render, portando il concetto di semplicità d’uso ad un nuovo livello. In Corona, si dovrebbe piuttosto parlare di bilanciamento: la possibilità di dedicare la potenza di calcolo ad un particolare “aspetto” del render, o di lasciare che il motore di rendering esegua questo bilanciamento in modo automatico.

Questo approccio potrebbe farti storcere il naso se vuoi avere il controllo assoluto sugli aspetti tecnici del motore di rendering, ma è fuori discussione che Corona si presenti come un motore di rendering davvero user-friendly, e non posso fare altro che consigliarti di provarlo, se hai bisogno di una soluzione semplice (ma non semplificata) per la visualizzazione architettonica.

Soluzioni di pagamento flessibili a un prezzo ragionevole

Perché sottovalutare questo aspetto? Corona Renderer è un motore che tiene testa a soluzioni più blasonate (e costose) ad un prezzo molto competitivo, facendo davvero gola a freelance e studenti. Nell’industria del software, il trend attuale è quello di fornire licenze e servizi su abbonamento… un po’ come avviene già da qualche anno con Spotify o Netflix, ma anche con gli stessi 3DS Max o Adobe Photoshop. Anche Corona Renderer offre una soluzione su abbonamento, la FairSaaS license. Questo tipo di licenza, che fornisce accesso non solo alla versione stabile del plugin ma anche alle versioni sperimentali, offre la possibilità di pagare mese per mese (24,99€), e chiudere il proprio abbonamento in qualunque istante, oppure in una soluzione unica prepagata (289,99€) per un anno.

Alla licenza su abbonamento, i ragazzi di Corona hanno pensato bene di affiancare una soluzione di tipo permanente, la licenza Box (449€). Il vantaggio più evidente della licenza Box verte proprio sulla formula di pagamento, che permette all’utente di mantenere la propria licenza a vita. Tuttavia, il prezzo della licenza Box non include gli aggiornamenti gratuiti, per accedere ai quali è necessario un abbonamento supplementare di 99€ all’anno da aggiungere al momento dell’acquisto della licenza Box.

E non è tutto: i ragazzi di Render Legion hanno pensato anche agli studenti e ai docenti! La licenza Educational/Student permette di acquistare Corona Renderer ad un prezzo davvero basso (24,99€ all’anno), riservato a chiunque faccia parte di un’istituzione accademica e possa esibire un documento che attesti il proprio status di studente o docente.

In ogni caso, Corona Renderer è gratuito in prova per i primi 45 giorni. Nessuna limitazione o watermark: la versione di prova è in tutto e per tutto identica alla versione a pagamento.

Ciliegina sulla torta, Render Legion mette a disposizione gratuitamente e senza limitazioni di sorta la versione Alpha v6 di Corona per tutti coloro che non possono acquistare una licenza. La build fornita risale a Marzo 2014 ma è perfettamente funzionante e completa.

Tutte le versioni che ti ho elencato sono utilizzabili sia per progetti accademici che commerciali. Per maggiori informazioni, puoi dare un’occhiata alla pagina dedicata alle licenze sul sito ufficiale di Corona Renderer.

Un motore di rendering in real-time preciso e immediato

La funzione Interactive di Corona Renderer

Una delle caratteristiche più utili di Corona è la possibilità di ottenere un rendering in tempo reale del contenuto del viewport, grazie alla funzione Corona Interactive.

In poche parole, attivando Corona Interactive, ogni volta che effettuerai modifiche nel viewport avrai a disposizione un render di anteprima che si aggiornerà automaticamente. Basterà aspettare qualche secondo che la CPU effettui i suoi calcoli e avrai a disposizione la preview della scena: è una funzione che può salvare tempo prezioso nella fase di setup di luci e materiali… meglio ancora se usata su un secondo schermo :)

Questa feature non è nuova nel panorama dei motori di rendering: lo stesso V-Ray possiede al suo interno un motore Real-time (V-Ray RT, che però necessità di caricare gli asset della scena 3D ad ogni esecuzione). Da alcuni mesi, V-Ray è stato aggiornato con un motore IPR (interactive production render), che è un’estensione del classico V-Ray Adv con cui si producono solitamente le immagini. L’IPR fornisce direttamente l’anteprima della scena proprio come avviene in Corona Renderer, ed è stato sviluppato solo in tempi relativamente recenti.

In Corona Renderer, l’Interactive Render è parte del motore di rendering base, ed è una caratteristica chiave del plugin, presente sin dalle prime versioni. Questa cosa si traduce in un Interactive Render molto più reattivo di quello offerto da V-Ray, che sconta il fatto di non essere stato originariamente programmato per questo genere di operazioni: se V-Ray RT e V-Ray IPR sono soggetti ad alcune limitazioni e tendono a rallentare il workflow (causando ben più di un crash), il feeling che ho avuto usando l’Interactive Rendering di Corona è molto diverso, e mi garantisce un workflow più fluido e immediato.

Passare a Corona Renderer… non è un trauma!

Lo so, adesso starai pensando qualcosa del tipo:

Ok, tutto molto interessante, ma io già non so per quale miracolo ho imparato ad usare V-Ray e di certo non ho tempo per imparare un nuovo motore di rendering!”.

Fidati, passare a Corona non richiede un grande investimento di tempo! Se già hai dimestichezza con un motore di rendering qualsiasi, imparare ad usare Corona non ti richiederà più di un paio di pomeriggi di adattamento. Per farti un paio di esempi, i parametri relativi ai materiali sono una versione leggermente semplificata di quelli proposti da V-Ray, e anche i sistemi di illuminazione sono quelli che già sono presenti in qualunque altro motore.

Come fare invece con le tue scene realizzate in passato con altri motori, e quindi non compatibili con Corona Renderer? Molto semplice: grazie allo script Corona Converter integrato, potrai convertire le tue scene letteralmente in un clic.

Dulcis in fundo, i ragazzi di Render Legion hanno preparato una serie di tutorial molto interessanti, liberamente consultabili su YouTube. Gli argomenti trattati spaziano dal setup di una scena tipica, agli approfondimenti sulle funzioni più avanzate ed esclusive a Corona Renderer.

La funzione Interactive LightMix

Immagina di aver appena completato un render. Non passano nemmeno cinque minuti che il cliente, o il tuo supervisore, scatenano una pioggia di commenti sull’intensità e il colore delle luci. Peggio ancora, chiedono un’immagine aggiuntiva, dello stesso punto di vista, ma con un’illuminazione completamente differente, magari in notturna. Come sbrigarsela senza dover lanciare un nuovo render con la nuova illuminazione, o senza una lunga e tediosa post-produzione?

Cambiare l’intensità e il colore delle luci della scena, o addirittura passare da notte a giorno e viceversa dopo aver terminato il render sembra un sogno. Eppure, questa è una delle feature principali di Corona, ed è resa possibile dalla funzione Interactive LightMix.

Accedendo alla Tab LightMix nel Frame Buffer (la finestra del render), ti troverai di fronte a questa interfaccia:

Piuttosto intuitiva, non trovi? Per ogni gruppo di luci è possibile regolare l’intensità e il colore, utilizzando lo slider numerico, o addirittura spegnerle e riaccenderle attraverso la checkbox. Il principio di funzionamento dell’Interactive LightMix si basa sulla creazione di una serie di Render Element Light Select che contengono le informazioni relative a ciascun gruppo di luci. Non mi pare il caso di dilungarmi in spiegazioni, ma sappi che il setup dell’Interactive LightMix è davvero semplice e non richiede più della pressione di un tasto: non dovrai fare altro che ricordarti di creare instances differenti per ciascun gruppo di luci da separare.

In definitiva…

Penso che a questo punto ti sia chiaro: i fattori che influiscono nella scelta di un motore di rendering hanno poco a che vedere la qualità dell’immagine elaborata visto che, con un pizzico di esperienza e pazienza, potrai ottenere risultati tra di loro simili con qualsiasi plugin (anche se in molti giurano che la resa delle luci in Corona sia più morbida di quella dei motori di rendering rivali!).

Ad esempio, proviamo a confrontare Corona col suo diretto concorrente, ossia V-Ray. Ben pochi preferirebbero Corona a V-Ray, o viceversa sulla base della qualità finale dell’immagine; la scelta si baserebbe piuttosto sui fattori di cui abbiamo discusso finora.

In definitiva, V-Ray è una soluzione più consolidata e già largamente adottata nel settore, e mostra i suoi muscoli soprattutto nella realizzazione di animazioni e VFX (effetti speciali). È decisamente più costoso di Corona, ma fornisce all’utente la possibilità di avere un maggior controllo tecnico sul motore di rendering: a seconda di che tipo di utente sei, questo può essere uno svantaggio o meno. Corona è invece molto più immediato e semplice da usare: grazie alla sua natura artist-friendly non richiede praticamente setup per funzionare. Questo fattore, combinato al costo relativamente contenuto, rendono Corona una soluzione ideale per la visualizzazione architettonica, e mi sento di consigliarla caldamente soprattutto a studenti, freelance e piccoli studi. L’unico punto debole è la sua scarsa compatibilità con i software di modellazione: al momento della stesura di questo articolo, Corona Renderer è ufficialmente disponibile solo per 3DS Max e Cinema 4D, ma esiste un porting non ufficiale per Blender ed è in sviluppo la versione per SketchUp.

E tu hai già provato Corona? Qual è la tua esperienza col motore di rendering di Render Legion? Dimmi la tua nei commenti qui in basso ;)

Alla prossima!

Federico

 

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